Pensioni, dal 2016 si lavorerą 4 mesi in pił.
La circolare INPS

Quattro mesi in più al lavoro: la circolare dell'Inps e pubblicata in Gazzetta Ufficiale precisa quanto stabilito nel 2010 dal decreto dell'allora ministro del Welfare Maurizio Sacconi, secondo cui l'età del pensionamento sale automaticamente con l'aumento della longevità dei lavoratori. Dal 1 gennaio 2016 l'automaticità entrerà in vigore, cambiando l'agenda professionale ed esistenziale di molti lavoratori. 
Si prenda il caso delle lavoratrici dipendenti private iscritte all'assicurazione generale obbligatoria.

Costoro dovranno raggiungere i 65 anni e i 7 mesi di anzianità professionale per accedere alla pensione di vecchiaia. Per i colleghi uomini, a partire dal primo gennaio prossimo l'asticella per il pensionamento sale a 66 anni e 7 mesi. 
Da notare che la norma che adegua l'età del pensionamento all'aspettativa di vita innalza il momento in cui i lavoratori lasceranno il lavoro più della riforma Fornero: in quest'ultima le donne potevano accedere alla pensione di vecchiaia a 66 anni nel 2018: in quell'anno con la Sacconi dovranno aspettare i 66 anni e 7 mesi. Di conseguenza la parificazione tra il pensionamento tra uomini e donne è anticipato di due anni.

Non va ovviamente meglio a chi svolge un'attività professionale autonoma: per le donne l'età sale il prossimo 1° gennaio a 66 anni e 1 mese, fino al 2018 in cui balzeranno come per dipendenti uomini e donne a 66 anni e 7 mesi. Per gli uomini l'asticella sale subito, a partire dal prossimo anno, a 66 anni e 7 mesi. Da ricordare che il sistema in vigore, quello contributivo, mette in relazione le prestazioni pensionistiche con il montante contributivo (cioè i versamenti rivalutati negli anni). Chi versa mediamente contributi meno cospicui, come nel caso degli autonomi rispetto ai dipendenti, va incontro a prestazioni pensionistiche mediamente più basse.

Anche la riforma Fornero offre tuttavia la possibilità di andare in pensione prima del termine: in questo caso si chiama pensione “anticipata” e prevede alcune penalizzazioni rispetto a quella standard. Per gli uomini dal 2016 al 2018 si andrà in pensione con 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva; per le donne con 41 anni e 10 mesi. Dal 2019 al 2020 gli anni di contribuzione necessari per smettere di lavorare “prima del tempo” – già com'é evidente molto lungo rispetto al passato – potrebbero salire ancora, in base alle risultanze del monitoraggio sulle aspettative di vita della popolazione. Come specificato nella circolare dell'Inps, il requisito in questione è “da adeguare alla speranza di vita ai sensi dell'art.12 del decreto legge 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.122”.

Il tema riguarda anche chi ha opportunamente aderito a uno strumento di previdenza complementare, per rimpolpare gli assegni pensionistici di primo pilastro che, rispetto al passato, saranno decisamente più bassi. Con l'allungamento dell'età lavorativa anche la riscossione del secondo pilastro previdenziale si sposta più avanti, sia per quanto riguarda l'erogazione delle rendite sia per quanto riguarda il riscatto totale o parziale del capitale accumulato.

Tuttavia una recente norma punta a compensare gli effetti della norma stabilità dal decreto Sacconi e indicata nella circolare Inps: il Ddl Concorrenza prevede che si potrà accedere alla pensione complementare in caso di cessazione dell'attività lavorativa che comporti l'inoccupazione per oltre 24 mesi (attualmente la norma indica 48 mesi), con un anticipo massimo di dieci anni rispetto ai requisiti per l'accesso alla pensione di primo pilastro; attualmente l'erogazione dell'assegno dei fondi pensione è possibile a soli 5 anni prima dell'età del pensionamento. Da anni, in effetti, si discute di aumentare le forme che consentono ai lavoratori di incassare la “pensione di scorta” prima di quanto stabilito per legge; in occasione della vicenda degli esodati, furono svariate le proposte di revisione del momento in cui riscuotere la pensione di secondo pilastro, ma nessuna di queste si tradussero in un testo legislativo.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-20/circolare-inps-adeguamento-requisiti-ad-aspettativa-vita-173400.shtml?uuid=AB4ZjWCD